Neve

Beh, non è certo il caso di parlarne in maniera grandiosa, ma ieri, inaspettatamente, ha nevicato.

Stamattina dovevo essere a scuola alle 7.50 – crudeltà pura in effetti – e prevedendo di trovare la strada gelata, ho messo la sveglia alle 6.15. Inutile sottolineare lo shock del guardare dalla finestra e vedere il buio assoluto! Sono partita 15 minuti prima per fare i miei soliti 25 km, e sono arrivata con 15 minuti di ritardo. 25 km percorsi in seconda a 40 km/h con un’ansia incredibile. Il momento peggiore? Trovarsi dietro un IMG_4616  che sbandava e non ce la faceva, trovarsi fermi con le ruote che slittavano, la macchina che ballava destra-sinistra senza in realtà muoversi in avanti.

Vedere la scuola è stato un po’ come vedere Eldorado…

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Tra neve e coriandoli

E’ da un po’ che non scrivo, non perché non mi vada, ma perché non ho niente di speciale da dire; eppure, come sempre, di cose ne sono successe.

Ha nevicato: e questo nel mio paese è già un evento. Ha nevicato per il secondo anno di seguito, dopo che forse era un lustro che non si vedeva un fiocco bianco; e questo rende l’evento una prima mondiale. Abbiamo riso, fatto un improbabile pupazzo di neve, abbiamo mangiato frittelle e ci siamo ghiacciati i piedi, siamo rientrati bagnati fradici e abbiamo dovuto cambiarci dalla testa ai piedi; abbiamo bevuto cioccolata calda e incrociato le dita affinché nevicasse ancora. Sono rimasta con il naso incollato sulla finestra, come faccio da una vita, a seguire i fiocchi di neve che cadono. Mi ha sempre impressionato l’idea di poter individuare un fiocco, di vederlo scendere quasi al rallentatore, poter seguire la sua traiettoria, la sua danza nell’aria, per vederlo poi confondersi sul manto bianco.

Qualcosa di nuovo, però, dovevo pur farla; cosa? Ho preso la bici e mi sono fatta un giro. 30 cm. Non tanti per chi alla neve ci è abituato, un sogno ad occhi aperti per noi. E’ stato strano, emozionante, curioso; è stato bello mettersi alla prova anche se devo dire la verità, mi sono sentita sola. Sono abituata ad uscire la domenica con un gruppo, sono abituata a sentire chiacchiere e battute, sono abituata a sentirmi un po’…protetta. Sono uscita da sola nel silenzio assordante della neve, la scia delle mie ruote, la bici che andava dove voleva, io che ridevo da sola sentendomi una bambina con il giocattolo nuovo, sentendomi un po’ una scema; e la stessa cosa avrà pensato quel vigilantes che simpaticamente si è accostato e mi ha chiesto: “Ma non avevi di meglio da fare?“. Carino…

Dopo la tragedia di due domeniche fa, ieri siamo usciti. Un po’ di storie per il percorso, lo sterrato che sembrava un miraggio da raggiungere in pellegrinaggio, il gruppo che si è diviso, il ritorno a casa per il canale, quello stesso canale che continua a non piacermi. Ma io non faccio testo. Certe volte mi sento davvero sconfortata. Mi sento un puffo tra giganti, un puntino blu da accondiscendere senza pretese e con un certo distacco; certe volte leggo un certo …disagio? imbarazzo? perfino quando si parla…Ma forse sono solo io, con le mie mille fantasie e la mia mania di psicanalizzare tutto.

Ok, sfogo da lunedì sera ossia sfogo da fine-giornata-libera.

Alla prossima!

Ps: e intanto è ufficialmente iniziato il Carnevale