Una ventata di Carnevale

Sono giorni, anzi mesi che non scrivo.

Quest’anno è iniziato ricco di novità, di esperienze e di impegno e tra mille cose da fare ho messo da parte anche questo blog.

In realtà ci ho pensato mille volte, tante volte ho pensato di scrivere qualcosa perché in fondo scrivere fa bene, aiuta a riflettere, a rilassarsi, a comunicare con se stessi e con gli altri, a sentirsi vivi; ma… Continua a leggere

Follie dolci, ma pur sempre follie

Bimbe malate, costretta a casa. Che fare? Dolci. E pensare che non posso neanche mangiarli.

Per non farmi mancare nulla, ho pensato di fare tre ricette: due nuove, una collaudata. Ho deciso di fare una crostata, per colazione e per consumare la marmellata di arance iniziata; le tette delle monache, deliziose prese in pasticceria (anche se quell’odore troppo forte di uova non mi fa del tutto impazzire), ed infine gli acciuleddi, dolci sardi tipici di Carnevale (ok, è ufficialmente terminato, ma in testa ho ancora l’eco delle sfilate).

Partiamo dagli acciuleddi. Come sono? Ovviamente fritti (non commentiamo…però di buono c’è che ho finalmente terminato il  litro di olio per frittura comprato non so quanto tempo fa). Ho diviso in due l’impasto e a metà ho aggiunto un pizzico di lievito per dolci e li ho infornati; il resto fritti (parliamo di 12 biscottini…).

Risultato? E chi lo sa! Mauro non ha commentato… forse son venuti proprio una cag…a.

Passiamo alle tette delle monache. Per fare il gioco trova la differenza, ecco una foto tipo come dovevano venire e poi ecco le mie. Si notano le leggerissime differenze??

Dopo il deludente risultato, ho pensato di ritentare montando altre due uova e seguendo un’altra ricetta. Risultato?? Alla faccia dell’orgoglio, eccole qui. Potrei piangere, ma in compenso i cani in campagna saranno contenti.

2016-02-13 15.11.15

Dopo questa immagine resta poco da scrivere…..

 

Carnevale? Morto…

Se n’è andato così, anche quest’anno.

Ieri sera l’ultima sfilata, il carro vincitore, la campana, i rintocchi, e poi le dalze, le risate, il freddo. Ieri sera sono tornata prima a casa con Cri mentre Sabrina è rimasta in giro con i nonni: voleva a tutti i costi assistere alla sfilata e vedere il suo carro preferito (quello del tipo con la mannaia…e qui ci sarebbe da discutere). Io? Io, che adoro il Carnevale, ero a casa, in pigiama, seduta sul divano, ad aspettare che mia figlia di neanche 5 anni rientrasse a casa! Ma ti pare? Credevo di vivere questa scena diciamo…tra una decina d’anni!!!

Ieri ho fatto un giro in bici. Eravamo in tre e siamo stati nei paraggi; Mauro ha deciso di farmi provare il Sanatorio (che per definizione è un logo dove star bene, anzi dove cercare di star meglio)! Non vedeva l’ora! Com’è dolce mio marito. Sterrato, curve a gomito (le mie preferite), salite in curva e discese che..wow! Come mi ama, mio marito! Gradini di rocce, passaggi striminziti, sassi ovunque. Com’è amorevole mio marito!

Mi sono sentita come al solito, una…boh…semplicemente come al solito. Basta dire che ho una gamba costellata di lividi legati al mio scendere/salire trainandomi dietro la bici. Che gioia!! Mi chiedo se le cose miglioreranno! Chissà…

Oggi, comunque, è iniziata la Quaresima, periodo di ristrettezze, tristezza, aspettative…Speriamo bene…

Domenica di carri e di salite

Con oggi gennaio è ufficialmente terminato; con oggi Carnevale è arrivato al giro di boa; con oggi sono due anni che mio suocero ci ha lasciati.

Dopo una serata a prender freddo (e gli starnuti che continuo a fare me lo ricordano ad ogni istante), stamattina solita uscita in bici. Ogni domenica c’è gente nuova, ogni domenica non si sa chi ci sarà di nuovo e chi non si farà più vedere, ogni domenica si sa in quanti si parte ma non in quanti si torna. Sembra una frase da missione militare ma…è così! Abbiamo fatto un bel giro, 50 onesti km nel circondario, con salitine niente male, un po’ di sterrato (era qualche domenica che non lo facevamo e dopo un inizio non proprio al 100% mi sono lasciata prendere la mano: che figata!) e un paio di barrette. Siamo tornati e a qualcuno è venuta voglia di fare la parata sul Corso: in fondo eravamo già in tenuta carnevalesca, in pratica un gruppo in maschera! Non tutti hanno gradito l’idea e alla fine siam rimasti in 4: ma vuoi mettere la foto con il casco davanti al carro? 4 sfilate di carri allegorici, 4 giorni l’anno: in pratica una rarità!

Oggi scrivo con un gran mal di testa e senza la benché minima voglia di affrontare il lunedì, e pensare che è pure giornata libera! Cristina è caduta dalla sedia e non ho fatto in tempo ad afferrarla: ho perso 10 anni. Che giornata! Mi sa che è meglio andare a letto.

 

Torta zebrata e colorata

Quest’anno ho l’impressione che tutto mi sfugga di mano, che i giorni passino troppo in fretta. Ieri doveva ancora iniziare il Carnevale e oggi sembra stia già per terminare! Chiacchiere? Ciambelle? Dolcetti al fuso? NULLA. Non ho ancora fatto nulla e mi sento anche un po’ in colpa. Non fare le chiacchiere è un po’ come non avere l’uovo a Pasqua oppure il panettone a Natale: non importa che li mangi o no, che ti piacciano o no, ma devono esserci.

Dopo le mie belle quattro ore continuative di supplenze (immenso gaudio….), ho deciso di sfogare i miei istinti violenti in cucina cercando di dar vita ad una torta colorata. Come fare però a dare colore all’impasto? Ok, esistono i coloranti alimentari e in certi casi si possono anche utilizzare, però siamo sinceri: che senso ha un dolce home made se tra gli ingredienti si annoverano elementi che iniziano per “c-….”?

Si giunge così al nodo della questione: come dare naturalmente colore? Anzi, come rendere naturalmente più colori? Per il marrone, chiaro, ci pensa il cacao, ma poi? Ho pensato alle carote e alle barbabietole e ho aggiunto ad 1/4 dell’impasto i due tuberi lessati e frullati. Risultato? La carota dona un bel colore anche se poco si distingue dall’impasto bianco, la barbabietola, invece, non da particolare colore all’impasto cotto (benché crudo apparisse di un bel colore viola). Non ho esagerato con la quantità, ma dato il sapore piuttosto intenso, credo che aumentarne le dosi avrebbe alterato troppo il gusto.

L’effetto finale è stato bellissimo, ma non proprio colorato come avrei voluto!

Tra neve e coriandoli

E’ da un po’ che non scrivo, non perché non mi vada, ma perché non ho niente di speciale da dire; eppure, come sempre, di cose ne sono successe.

Ha nevicato: e questo nel mio paese è già un evento. Ha nevicato per il secondo anno di seguito, dopo che forse era un lustro che non si vedeva un fiocco bianco; e questo rende l’evento una prima mondiale. Abbiamo riso, fatto un improbabile pupazzo di neve, abbiamo mangiato frittelle e ci siamo ghiacciati i piedi, siamo rientrati bagnati fradici e abbiamo dovuto cambiarci dalla testa ai piedi; abbiamo bevuto cioccolata calda e incrociato le dita affinché nevicasse ancora. Sono rimasta con il naso incollato sulla finestra, come faccio da una vita, a seguire i fiocchi di neve che cadono. Mi ha sempre impressionato l’idea di poter individuare un fiocco, di vederlo scendere quasi al rallentatore, poter seguire la sua traiettoria, la sua danza nell’aria, per vederlo poi confondersi sul manto bianco.

Qualcosa di nuovo, però, dovevo pur farla; cosa? Ho preso la bici e mi sono fatta un giro. 30 cm. Non tanti per chi alla neve ci è abituato, un sogno ad occhi aperti per noi. E’ stato strano, emozionante, curioso; è stato bello mettersi alla prova anche se devo dire la verità, mi sono sentita sola. Sono abituata ad uscire la domenica con un gruppo, sono abituata a sentire chiacchiere e battute, sono abituata a sentirmi un po’…protetta. Sono uscita da sola nel silenzio assordante della neve, la scia delle mie ruote, la bici che andava dove voleva, io che ridevo da sola sentendomi una bambina con il giocattolo nuovo, sentendomi un po’ una scema; e la stessa cosa avrà pensato quel vigilantes che simpaticamente si è accostato e mi ha chiesto: “Ma non avevi di meglio da fare?“. Carino…

Dopo la tragedia di due domeniche fa, ieri siamo usciti. Un po’ di storie per il percorso, lo sterrato che sembrava un miraggio da raggiungere in pellegrinaggio, il gruppo che si è diviso, il ritorno a casa per il canale, quello stesso canale che continua a non piacermi. Ma io non faccio testo. Certe volte mi sento davvero sconfortata. Mi sento un puffo tra giganti, un puntino blu da accondiscendere senza pretese e con un certo distacco; certe volte leggo un certo …disagio? imbarazzo? perfino quando si parla…Ma forse sono solo io, con le mie mille fantasie e la mia mania di psicanalizzare tutto.

Ok, sfogo da lunedì sera ossia sfogo da fine-giornata-libera.

Alla prossima!

Ps: e intanto è ufficialmente iniziato il Carnevale

Carnevale!

Quest’anno ero motivata a preparare qualcosa di colorato per Carnevale, qualcosa che richiamasse coriandoli e stelle filanti e che non fosse tra i soliti dolci di Carnevale.

Ho pensato allora di buttarmi su una torta di rose! Le girandole ricordano la magia delle stelle filanti oltre che le rose e con un pizzico di colore il gioco è fatto! È da un po’ chiaramente che la torta è stata mangiata, apprezzata e digerita, ma a volte il tempo vola e….ok, dai, almeno il mese è quello giusto, no?



Ricetta

Ingredienti

  • 400g di farina
  • 200g di zucchero a velo
  • 30g di lievito di birra
  • 2 uova
  • 200 g di margarina
  • 2 bustine di  vanillina

Procedimento

Impastare la farina con 50 g di zucchero, 50 g di margarina, 1 bustina di vanillina, uova e lievito sciolto in un po’ di latte tiepida. Lasciar crescere l’impasto per 2 ore e intanto preparare una crema con margarina, zucchero a velo e vanillina. Quando l’impasto sarà lievitato, dividerlo in 4 parti, stendere le varie parti fino a raggiungere lo spessore di mezzo centimetro e spalmare la crema dividendola in parti uguali. Arrotolare quindi la stesa e tagliarla in rondelle alte circa 3cm. Foderare una teglia, disporre le rose lasciando un po’ di spazio tra loro e lasciar crescere ancora una mezz’oretta. Infornare a 170 gradi per circa 30 minuti.  

Per fare la versione colorata, ho diviso l’impasto prima della lievitazione e ad ogni parte ho aggiunto un po’ di colorante alimentare.

Ps: cerco di evitare prodotti che contengano coloranti quando vado al supermercato quindi l’idea di preparare questa variante non è da me, ma…talvolta un’eccezione si può fare