Salutando la Befana

Prima di prepararmi per affrontare l’inizio della scuola, voglio appuntarmi l’ultimo capolavoro: la Torta dei Re Magi. Si tratta di un dolce tradizionale spagnolo preparato proprio per l’Epifania e del quale, naturalmente, ignoravo l’esistenza. L’ho conosciuto grazie a FB e a Misya, e ho deciso di testarlo con le mie classiche modifiche.

Ho cercato di rianimare il mio lievito madre che ormai chiedeva l’eutanasia , chiuso in frigo in quel barattolo. Evidentemente, e con mia grande sorpresa, sotto la crosta, qualcosa è sopravvissuto e dopo un rinnovo speranzoso, un paio di preghiere e una sbirciatina ogni quarto d’oro, il lievito si è ripreso! Chiaramente ho dimenticato di conservarlo…sono un caso davvero difficile…

La ricetta prevedeva lievito di birra, non concepiva ripieno e suggeriva una copertura di canditi e frutta secca. Io ho ripulito la dispensa utilizzando tre barrette di cioccolato iniziate (latte, fondente e bianco) e ho guarnito con granella di zucchero. Ho dimenticato la foto pre-lievitazione, ma l’impasto si è a dir poco triplicato! Quanto tempo è cresciuto? In tutto tipo 20 ore…

Ricetta

Ingredienti

  • 500 g farina manitoba
  • 100 g burro
  • 100 g zucchero
  • 200 g lievito madre
  • scorza grattugiata di limone
  • 3 uova
  • 180 ml latte
  • 1 cucchiaio di miele
  • cioccolato e granella

Procedimento

Impastare il tutto senza cioccolato per molto tempo, finché l’impasto risulterà ben liscio e cordato, aggiungere il cioccolato, lavorare ancora un po’ e lasciar lievitare qualche ora. Cercando di non rovinare del tutto la lievitazione, fare un foro nel centro e porre l’impasto nello stampo. Lasciar lievitare. Decorare a piacere e cuocere a 180 gradi per 40 minuti circa (vale sempre la prova stecchino).

A me è piaciuto tantissimo, ricorda la semplicità dei dolci tradizionali e in particolar modo il panettone (in fondo gli ingredienti sono simili).

Bici da paura

Eccomi qui a scrivere di una nuova follia: la bici.

Tutto è iniziato con mio marito che, andando in bici, tornava la domenica mattina all’ora di pranzo e mi trovava (se mi trovava a casa) incazzata nera a chiedermi perché la domenica dovesse essere festiva solo per lui.

Cosa ha pensato di fare il nostro eroe? Pur di non rinunciare alla bici (non che io glielo abbia chiesto, sia chiaro) ha deciso di coinvolgere anche me in questa follia. Bici nuova, scarpe nuove, casco, pantaloncini da ciclista, ed eccomi per strada senza quasi rendermene conto. Come si staccano le scarpe dai pedali? Come si cambia marcia? E’ normale che mi sento soffocare dal casco? Domande senza risposta… Dopo un giro ridicolo per prendere confidenza col mezzo, eccomi a fare chilometri su strada sterrata, per boschi, nel nulla, a scendere per stradine segnate dall’acqua, con buchi profondi 30 cm e pietre che emergono qua e là; e poi quel fango, che fa slittare la bici in modo pregevole, e ancora quelle dolci salite durante le quali ti chiedi semplicemente “Perché?”. Per non parlare di quei cani che per principio odiano i ciclisti!

Ma non dovevamo fare un giro in bici???

Come poteva degnamente concludersi il mio battesimo? Ovvio, con una bella caduta; di quelle che riesci a vivere al rallentatore. Senti le voci che ti dicono di fare una cosa e tu fai precisamente l’opposto, freni con la ruota davanti proprio su quella enorme pietra, la bici impenna e inizia il tuo volo, il piede chiaramente non si stacca dal pedale, ginocchio, gomito, mano e poi, chiaro, faccia a terra. Meraviglioso! Per fortuna oltre una sbucciatura alla mano e un paio di lividi, quella caduta si è rilevata solo un trauma psicologico!

Oggi seconda uscita. Altro percorso, altre persone. Non sono caduta ma in discesa mi è presa una crisi di panico! Ho rivissuto quel rimbalzare continuo che mi ha portato a cadere, ho avuto la certezza di non potercela fare e non è stato bello. Cosa penso ora, comodamente seduta davanti al monitor? Beh, chiaramente potevo farcela; discesa stupida, strada in buono stato e bici decente. Brutta bestia la nostra mente

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